Il Rajah di Bitor
racconto commentato e illustrato


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Ratna-Karing, rajah 1del piccolo Stato di Bitor2, perduto fra le alte montagne dell'imponente catena dell’Imalaia 3 era stato colpito dal mal'occhio. Qualche possente mago o qualche fakiro 4, forse pagati da qualche principe vicino, invidioso della prosperità del rajah, delle sue ricchezze, del suo valore, gli avevano gettato a tradimento il triste sguardo, facendolo cadere in una tristezza infinita e perseguitandolo con una infinita sequela di disgrazie.


Gl'indiani, al pari dei nostri meridionali, credono ai tristi effetti del mal’occhio, ed i grandi tengono appositamente nelle loro corti delle donne incaricate di neutralizzare gli effetti dello sguardo maligno.
Ratna-Karing, accortosi da un certo malessere che l'occhiata l’aveva colpito, aveva subito fatto chiamare le donne le quali gli avevano fatto passare per tre volte, dinanzi al viso, un bacino pieno di acqua rossa preparata appositamente, e siccome nulla avevano ottenuto, avevano stracciato davanti a lui un pezzo di tela, gettando i pezzi dai due lati opposti e sempre invano 5. La tristezza del rajah non era diminuita e gli effetti del mal'occhio, nemmeno con quella seconda prova, si erano attenuati, anzi.
Il birbone che gli aveva gettato quel malefizio doveva essere ben potente perchè quei mezzi non avessero ottenuto alcun risultato. Decisamente il povero rajah era stato stregato e portava ormai indosso la sventura.
Infatti bastava che prendesse parte a qualche caccia perché accadessero delle gravi disgrazie fra il suo seguito; bastava che montasse un cavallo perché dopo qualche giorno il povero animale si ammalasse; che assistesse a qualche lotta di elefanti perché qualche palco crollasse travolgendo un gran numero di spettatori, o che intraprendesse qualche spedizione guerresca, contro le tribù bellicose sue vicine, perché le sue truppe, fino allora sempre vittoriose, subissero delle sconfitte sanguinose.
Invano aveva fatto chiamare tutti i più rinomati stregoni del principato perché gli levassero quel terribile mal'occhio; tutti si erano dichiarati impotenti.
Il disgraziato principe che si vedeva sfuggito ora da tutti come un appestato, si era ormai rassegnato a lasciare il potere e ritirarsi solo in qualche alta montagna della grande catena, quando gli fu annunciata la visita d'un ramanandy6.
Fra tutti i fakiri dell'India, i ramanandy, così chiamati perché adorano solamente Rama, la divinità che ha i poteri di creare, godono maggiore considerazione 7.
Il santone fu quindi subito introdotto nel marmoreo palazzo principesco e condotto dinanzi al disgraziato rajah. Come tutti gl'individui della sua casta, il ramanandy aveva i capelli estremamente lunghi e folti, coperti di una polvere rossastra frammischiata a fango e ravvolti intorno alla testa in modo da formare una massa enorme simile ad uno di quei giganteschi turbanti che portano i curdi 8e gli usbek9; aveva inoltre nel mezzo del mento un filo di barba che gli scendeva fino ai piedi, tre segni sulla fronte, tre alla cavità del petto ed altrettanti sull'avambraccio e tutto il corpo impiastricciato di cenere, ciò che gli dava un aspetto spaventevole. Il suo vestito poi non consisteva che in un pezzo di tela avvolto intorno ai fianchi10.




1 Torna su Dalla voce sanscrita Ràjà, re indiano. Durante il dominio britannico fu esteso a principi e alti dignitari. Il termine è di solito riferito ad un monarca di religione indù, mentre per quelli di religione islamica si utilizza più frequentemente il termine sultano.

2 Torna su Cittadina dell’India centrale, vicina alla città di Kanpur, nello stato dell’Uttar Pradesh. In tale città gli Inglesi esiliarono il deposto peshwa dei maharatti, Baji Rao II, con il figlio adottivo Nana Sahib, uno degli eroi della rivolta del 1857. Durante questa rivolta Bitor subì gravi danni e non si riprese più. La grafia può essere anche Bithor, Bitoor,... Anche il nome di questa città viene utilizzato da Salgari come nome proprio di persona, nello specifico in “Alla conquista di un impero”. Per la precisione è il nome del rajah pazzo dell’Assam che stermina la famiglia sparando da un balcone.

3 Torna su Forma italianizzata per Himalaya, grande catena montuosa dell’Asia centro-meridionale. Ne fanno parte ben 10 cime superiori agli 8.000 m, tra cui l’Everest (8.846 m) e il K2 (8.617 m), le due montagne più alte del mondo.

4 Torna su Il termine fachiro deriva dall’arabo faqir ed indicava in origine un asceta musulmano che aveva fatto voto di povertà. Successivamente fu però usato dai viaggiatori e dai missionari europei del settecento per indicare i mendicanti indù dediti allo yoga ed a particolari pratiche ascetiche. E questo è il significato che la parola ha nelle attuali lingue europee: penitente indiano che compie dolorosi atti di mortificazione.

5 Torna su I metodi riportati sono tratti dal paragrafo dal titolo “Maniera di togliere i pessimi effetti dell’occhiata” dall’opera “Il costume antico e moderno “ di Luigi Ferrario (pag. 250 delle edizioni Vignozzi di Livorno del 1830). Gli stessi metodi contro il malocchio sono riportati nel romanzo “Alla conquista di un impero” quando il fachiro Tantia convince Surama che qualcuno ha gettato un maleficio contro la casa in cui la principessa abita.

6 Torna su Setta moderna che segue gli insegnamenti mistici del saggio Ramananda (1400 ca - 1470 ca.). Questi era un devoto di Vishnù, in particolare della sua incarnazione Rama, che ammetteva fra i suoi seguaci tutti, senza distinzioni di casta o di sesso, anche i musulmani. Predicò per tutta l’India seguito da 12 discepoli, facendo molti adepti ma stando molto attento a non mettersi in urto con la casta tradizionalista dei bramani.

7 Torna su E’ la settima incarnazione (avatara o avatar in sanscrito) del dio Visnù. Questa divinità induista scende sulla terra incarnandosi in un animale o in un uomo ogni qualvolta che l’ordine sociale ed etico è minacciato. Quella di Rama è, insieme alla successiva incarnazione, Krsna, la più popolare. Rappresenta il re, il figlio, il fratello ideale, mentre la moglie SITA è il prototipo della moglie fedele e devota. Le sue gesta sono raccontate nel Ramayana, un testo epico che ricorda le opere omeriche.

8 Torna su Popolazione di lingua iranica del Kurdistan. In maggioranza musulmani sunniti, i curdi (ca. 20-25 milioni di individui) vivono tra Iran, Turchia e Iraq.

9 Torna suPiù spesso Uzbeki o Uzbechi; popolazione di stirpe turca che occupa dal XV secolo la regione meridionale del Caspio.

9 Torna suLa descrizione è interamente presa dalla già citata opera del Ferrario ““Il costume antico e moderno” (pag.193 del volume dedicato all’India nelle edizioni Vignozzi di Livorno del 1830).




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E.Salgari
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