Donne Pirata



“Gli ultimi filibustieri”, di Emilio Salgari (ed. Bemporad, 1908), quinto e conclusivo libro della famosa saga dei “Pirati delle Antille”, termina così:

Colla partenza di Buttafuoco e di Raveneau de Lussan, finí la razza di uomini tanto singolari e tanto formidabili, né vi fu piú congrega dei Fratelli della Costa, né sul golfo del Messico, né sull'Oceano Pacifico, né piú gente filibustiera, sebbene per molti anni ancora s'udisse, nei mari dell'America Centrale, parlare di pirati che qualche volta emularono colla loro arditezza, i terribili combattenti che tanto male avevano recato alla Spagna.

Una partita si era formato un rifugio nell'isola della Provvidenza, che è una delle Bermude e due donne fra essi si resero singolarmente celebri, avendo diviso sempre valorosamente coi loro compagni le fatiche ed i pericoli, per puro amore di bottino. Furono entrambe inglesi.

Vestivano gli abiti del loro sesso, unendovi i lunghi calzoni da marinaio; portavano sciolti i lunghi capelli, al fianco una sciabola, sotto il petto due pistole e negli abbordaggi usavano una specie d'azza della forma stessa che avevano usata in guerra gl'inglesi nei tempi di mezzo. La storia ha ricordato i loro nomi: Maria Read ed Anna Bonay, però non ha detto come finirono. Probabilmente finirono appiccate insieme ai loro compagni.”

Sebbene in questo ciclo letterario ci siano varie figure femminili di un certo rilievo (Honorata, che diverrà la moglie del Corsaro Nero, Yara, Jolanda, la figlia del Corsaro Nero e infine Neala, la figlia del Corsaro Rosso), nessuna di esse può certamente considerarsi una “donna pirata”, anche se qualcuno, di tanto in tanto, avanza questa definizione, perché certamente e’ “d’effetto”.

Belle, coraggiose e ardite, soprattutto Jolanda e Neala, esse si affiancano ai filibustieri vivendo con loro le varie avventure dei romanzi, ma è indubbio che mantengano sempre ampia la distanza tra loro e gli uomini che sono con loro, senza effettivamente partecipare ad arrembaggi e scontri.

Ma, come accenna solo brevemente Salgari ne “Gli Ultimi Filibustieri”, la storia reale della pirateria vanta effettivamente anche due illustri personaggi femminili, Mary Read e Anne Bonny, le cui avventure, forse troppo movimentate e “scandalose”, dissuasero Salgari dall’approfondire ulteriormente l’argomento (magari rendendole protagoniste di un suo romanzo).

Ma andiamo con ordine, circa la loro storia.
Le loro vite “piratesche” si intrecciano sulla nave di John Rackam, un pirata noto anche col soprannome di “Calico Jack”, per la sua abitudine di indossare camicie e pantaloni di “calicò”, tessuto di cotone tipico dell’India. In realtà, il nome di Rackam (ex luogotenente del pirata Charles Vane) è stato tramandato, nella storia, più che per le sue imprese di pirata, proprio per il fatto che ebbe a bordo le famose donne pirata Mary Read e Anne Bonny.

(Mary Read e Anne Bonny)

Mary nasce a Londra (o Plymouth?) verso il 1690. La madre si era sposata molto giovane con un marinaio da cui ebbe un figlio maschio. Poco dopo la nascita del bambino, che era comunque di costituzione delicata e macilenta, il marito si imbarcò per un viaggio, ma sia che esso avesse in seguito fatto naufragio, oppure che fosse morto durante la traversata, non tornò più a casa. Nonostante questo, ben presto la giovane moglie si “consolò altrimenti”. Da una sua qualche relazione extra-coniugale nacque una bimba, Mary, che sin dalla più tenera età fu però vestita e allevata dalla madre come un maschietto, in quanto doveva “sostituire”, agli occhi del mondo, il fratellino morto prematuramente, e così nascondere l’infedeltà della madre.

Mary, raggiunti i 13 anni, entrò al servizio di alcune signore, ma si stancò ben presto di questa vita e riuscì, sempre nascondendo il suo sesso, ad arruolarsi nell’esercito, militando nella guerra delle Fiandre prima in una compagnia di Fanteria e poi in una di Cavalleria, dove si distinse per il suo coraggio e capacità, guadagnandosi la stima dei suoi superiori.
Innamoratasi di un suo camerata decise di svelargli il suo segreto (l’essere appunto una donna) e, corrisposta da questo giovane, lasciarono l’esercito, si sposarono e aprirono una taverna, dove vissero felici per un certo tempo, almeno fino a quando il marito di Mary morì.

Troppo triste per continuare a vivere nei posti in cui era stata felice col suo uomo, Mary tornò ad indossare abiti maschili e si arruolò nuovamente nell’esercito ma questa volta vi rimase molto poco, e, annoiata dalla vita tranquilla di un esercito in tempo di pace, si imbarcò su un vascello in partenza per l’America, sperando di fare fortuna altrove.
Il vascello su cui  si trovava fu però attaccato durante il viaggio dai pirati e, come era costume presso di loro, convinsero Mary (che credevano un uomo), ad unirsi a loro. Da quel momento comincia dunque la vita piratesca di Mary Read.


Anne nasce a Cork, in Irlanda, figlia illegittima di un avvocato già sposato, William Cormack, e di una ragazza della servitù.
La relazione tra l’avvocato e la ragazza fece tale scandalo che il padre di Anne decise di imbarcarsi, con l’amante e la figlioletta nata da questa relazione, Anne appunto, per l’America, e si stabilirono a Charleston, in Sud Carolina, dove Cormack riprese ad esercitare la professione di avvocato ma divenne anche un ricco proprietario terriero.

Il cognome Bonny (di cui si ritrovano varie grafie: Bonney, Bonnie, Bonay…), con il quale Anne e’ “passata alla storia”, risulta in realtà essere quello del marito, un certo James, marinaio di cui si era innamorata e che sposò contro il consenso del padre, da cui fu perciò diseredata. James la portò con sé a New Providence, cittadina situata su un’isola delle Bahamas, ed è qui che conobbe il pirata Rackam, di cui si innamorò a tal punto da lasciare il marito e seguire Rackam a bordo della sua nave e nelle sue avventure di mare.

Come dicevo, è sulla nave di Rackam che Mary e Anne si incontrarono, e svelatesi vicendevolmente la verità circa il loro vero essere, divennero amiche e molto affiatate negli scontri e negli abbordaggi. Erano molto abili nell’uso delle armi bianche e delle pistole (Mary, in particolare, avendo servito nell’esercito aveva una grande pratica delle armi da fuoco) ed erano agili nel saltare all’abbordaggio. Invero, si disse di loro che nessuno era stato altrettanto “sfacciato e coraggioso”, tanto che si guadagnarono la reputazione di fierce hell cats(“feroci gatte dell’inferno”).

Dopo essersi scambiate, Mary ed Anne, la confidenza circa il loro vero sesso, Mary dovette rivelarlo anche a Rackam, perché questi si era insospettito dello strano comportamento che le due donne tenevano e aveva minacciato di ucciderle. A questo proposito si narra che: “Rackam promise il segreto sulla vera identità di Mary, ma lo serbò così poco che il pilota venne a saperlo. Quel pilota era un donnaiolo che approfittò dell’occasione; volle stringere alla vita la bella pirata; essa gli rispose con uno schiaffo; egli replicò con un pugno in mezzo al viso. Sdegnata, Mary Read corre dal capitano e reclama il diritto di vendicarsi. Una scialuppa la conduce a terra col suo avversario, per ivi battersi in duello conforme l’uso dei pirati. I padrini e le parti giungono sulla spiaggia. Il combattimento incomincia. Il pilota è trafitto da parte a parte:
- Miserabile, gli grida Mary, tu mi credevi donna ed hai avuto la viltà di percuotermi. Ebbene quella donna oggi ti uccide per dare un esempio a quelli che domani si arrischiassero a insultarla.
Da quel giorno in poi, ciascuno conobbe il vero sesso di quel pirata; ma ciascuno in avvenire la rispettò. Ella seppe sempre farsi distinguere per la sua intrepidezza ed energia”.

(Duello di Mary Read)

E non fu questo l’unico caso in cui Mary si distinse uscendo vittoriosa da un duello uno-contro-uno.
Si racconta infatti anche che un giorno gli uomini di Rackam fecero prigioniero durante un abbordaggio un giovane uomo di cui Mary si innamorò e cui decise alla fine di “rivelarsi”. Ma questo giovane, in seguito ad uno sgarro subito, fu sfidato a duello da un altro membro dell’equipaggio, un duello che accettò ma in cui era molto probabile sarebbe uscito sconfitto. Mary allora, per proteggere l’uomo che amava, ma affinché questi non fosse accusato di codardia per non essersi presentato al duello, sfidò a sua volta l’avversario del suo uomo, si scontrò con lui due ore prima di quanto quest’ultimo avrebbe dovuto fare, e, combattendo con spada e pistola, lo uccise, riuscendo in questo modo a evitare che a morire nel duello fosse l’uomo che amava.

Ma, per rispondere infine alla perplessità di Salgari riguardo alla fine di queste due donne, esse certamente non “finirono appiccate come i loro compagni”, come lui ipotizzava.

Infatti, dopo una serie di avventure vissute insieme sullo sloop “Vanity” di Rackam, furono catturate nell’ottobre del 1720 mentre si trovano nelle acque della Giamaica. Anche in questa occasione le due donne si distinsero, perché combatterono strenuamente, anche se in evidente inferiorità numerica rispetto ai soldati inglesi che le avevano attaccate.

Al contrario, Rackam e gli altri uomini, molti dei quali erano già “fuori combattimento” perché ubriachi quando era cominciato il combattimento, quasi “scoraggiati” da tale superiorità numerica degli avversari, si batterono con scarsa determinazione e questo costò loro la libertà; stessa sorte toccò alla fine alle due donne, che, rimaste sole, non riuscirono a cambiare le sorti della battaglia, nonostante il loro esempio e vari incitamenti ai loro compagni [Mary ed Anne gridarono loro a più riprese come up, you cowards, and fight like men!”(venite, codardi e combattete da uomini!) ma poi angrily raged, fired Arms down the hold against them, killing one and wounding several others (infuriate, scaricarono le armi contro di loro, uccidendone uno e ferendone vari altri)].

Quando si scoprì che questi due pirati erano donne, fu deciso che loro sarebbero state processate separatamente dagli uomini.

Catturati e processati, gli “uomini” del Vanity furono impiccati il 28 novembre 1720 e secondo le cronache, Anne Bonny, cui fu permesso il giorno prima dell’esecuzione di Rackam di rivedere il suo amante per l’ultima volta, non ebbe per lui parole d’amore ma di disprezzo, perché lo lasciò dicendo: Had you fought like a man, you need not have been hang'd like a dog." (“Se tu avessi saputo combattere come un uomo, non saresti oggi ridotto ad essere strozzato come un cane”).

(Il pirata John Rackam)


Una settimana dopo l’impiccagione degli uomini, il Tribunale di Santiago de la Vega, in Giamaica, dove si svolse il processo, tornò a occuparsi delle due donne ed è anzi proprio grazie ai verbali di questo processo che le vide imputate, che ci sono giunte molte delle testimonianze riguardo alla vita e all’attività di queste due donne.

Molte furono le accuse rivolte a Mary e Anne: furono accusate di aver aderito volontariamente, e non per costrizione, alla pirateria, e in particolare un testimone dichiarò che, essendo stato fatto prigioniero da Rackam durante un abbordaggio, si era trovato per caso a parlare della pericolosa vita del pirata con Mary Read, che naturalmente aveva creduto essere un uomo, e in quell’occasione lei gli aveva risposto di apprezzare invece la vita del pirata.

Testimoni dichiararono di “averle viste combattere e che esse erano assai attive a bordo e disposte a fare qualsiasi cosa; che Anne Bonny, una delle prigioniere alla sbarra, porgeva polvere da sparo agli uomini, che quando vedevano una qualsiasi nave, la rincorrevano o l’attaccavano, esse indossavano abiti maschili [“wore men's jackets, and long trousers, and handkerchiefs tied about their heads; and that each of them had a machete and pistol in their hands”(indossavano giacche da uomo, e calzoni lunghi e fazzoletti legati dietro alla testa; e ognuna di loro aveva un machete e una pistola in mano)] e in altri momenti indossavano abiti femminili; che esse non sembravano essere impedite o trattenute con la forza, ma per loro consenso e spontanea volontà”.

Furono accusate inoltre di aver esercitato a bordo “la più antica professione del mondo”, cioè la prostituzione, ma entrambe le donne respinsero questa affermazione. Probabilmente, di tutte le accuse che furono rivolte loro, questa era la più infondata, almeno per quanto riguarda Mary che, fino a quando non aveva dovuto rivelare la sua vera identità ad Anne (e in realtà anche per un certo periodo dopo questo fatto), era sempre stata creduta dall’equipaggio pirata un uomo, poiché si comportava come tale e anzi il suo coraggio e la sua bravura con le armi non davano adito a dubbi.

Più ambiguo, al riguardo, era il comportamento di Anne, dichiaratamente l’amante del capitano Rackam, ma che probabilmente non era un esempio di castità e fedeltà all’amante. Tanto è vero che, prima di scoprire che anche Mary era una donna, l’aveva scambiata per un “prestante compagno” e aveva provato a corteggiarla!

 

Alla fine del processo, questa fu la sentenza emessa: "You, Mary Read, and Ann Bonny, alias Bonn, are to go from hence to the place from whence you came, and from thence to the place of execution; where you shall be severally hanged by the neck till you are severally dead. And God of his infinite mercy be merciful to both your souls."(Voi, Mary Read e Anne Bonny, alias Bonn, andrete da qui al posto donde venite, e di là al posto dell’esecuzione; qui verrete in seguito impiccate per il collo fino a che sarete morte. E Dio nella sua infinita bontà abbia pietà della vostra anima).


(Il documento con la sentenza di morte per Anne Bonny e Mary Read)


 

Mary ed Anne, al pari dei loro ex-compagni, furono dunque condannate a morte, ma, così come avevano fatto per tutta la loro vita, riuscirono a cavarsela diversamente: dichiararono di essere entrambe incinte (e in effetti lo erano), e siccome la legge inglese non permetteva la condanna a morte nel caso di donne in stato interessante (perché si doveva salvaguardare la piccola vita che portavano in grembo), la pena fu temporaneamente sospesa fino a dopo il parto.

E’ certo il punto che non furono impiccate, perché non si sono ritrovati documenti comprovanti la loro esecuzione; è incerto però quanto fu di loro in seguito: pare che Mary morì in prigione dopo il processo a causa di una violenta febbre, ma c’e’ chi sostiene che in realtà la donna si finse morta e poté evadere di prigione grazie ad un travestimento.

Quanto ad Anne, si racconta che il padre, commosso per le vicende della figlia, sia intervenuto corrompendo i carcerieri e facendola così evadere; in seguito, Anne visse una vita tranquilla in un’isoletta dei Caraibi.
La sua fuga secondo alcuni si dovrebbe invece a Sir Nicholas Lawes, il giudice del Tribunale che l’aveva condannata, e che si era perdutamente innamorato di lei.
Queste voci, comunque, indipendentemente dall’artefice della liberazione, sembrano concordare sul fatto che Anne Bonny “fuggì” e chissà quindi che non sia effettivamente questa la verità e che la stessa, come sostengono alcuni, visse il resto della vita in Inghilterra, aprendo una taverna dove intratteneva gli abitanti del posto con i racconti delle sue imprese e avventure.

C’e’ infine anche chi afferma che, fuggite entrambe, Anne e Mary si trasferirono in Louisiana dove allevarono i loro figli insieme e furono amiche fino alla fine della loro vita.

 

Infine, una curiosità.
Il personaggio di Mary Read è diventato anche il protagonista di uno scanzonato film di produzione italiana del 1961 (regia di Umberto Lenzi).
La Mary Read del film (al secolo Lisa Gestoni), è una donna bella e furba che, per scampare alla forca nella madrepatria Inghilterra, sfrutta le proprie “grazie” e si imbarca sulla nave di un corsaro di Sua Maestà Britannica, Capitan Poof, in partenza per l’America.

Collegamenti col personaggio realmente esistito ce ne sono pochi, a parte naturalmente il fatto che, approfittando della morte di Capitan Poof, Mary Read diventa capitana della ciurma e del vascello su cui si era imbarcata e trascina in tanti vittoriosi arrembaggi i suoi entusiasti uomini, che riesce a comandare e a zittire come agnellini.
Una donna audace e battagliera, un buon prototipo dunque di una “donna pirata” che oltre alla forza, sapeva mostrarsi gelosa e un po’ civettuola  con gli uomini e sfruttare efficacemente anche le armi del suo sesso.


Corinne “La Perla di Labuan” D’Angelo


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