Commuting con Salgari


Il giornale e` sugli scalini fuor di casa come ogni mattina. Lo leggo durante il mio commuting da casa a lavoro. Lo sfoglio solo per qualche articolo d’interesse. Molte notizie le ho gia` sentite la sera prima, oppure la mattina, quando la radio mi da' la sveglia. Il viaggio e’ un po` lungo, a New York tutto e` piu` lungo del solito. Cosicche` per far passare il tempo e la noia ho sempre con me, nella mia borsa, un libro di Salgari.

La corriera che mi porta alla stazione del treno (subway) mi da il tempo di leggere il giornale. Nel treno per Manhattan metto via il giornale e riprendo la lettura di Salgari. Una buon'ora di viaggio, fino al mio arrivo a Penn Station, propio sotto al Madison Square Garden. Da dove mi avvio verso la 10th Avenue, Westside. 

Alcuni giorni fa`, durante questo commuting, leggevo “ Jolanda la Figlia del Corsaro Nero”. Ero cosi` immerso nelle peripezie dei due miei eroi, Carmaux e Wan Stiller, che quando guardai dal finestrino m’accorsi che passavo la mia fermata. Chiusi il libro a pagina 337. Come mai, mi chiesi, da pagina 200 e qualcosa mi trovo a pagina 337? Usualmente non leggo che una ventina di pagine. Forse, mi dico, sono nel treno da parecchio, andando su` e giu` senza esserne conscio? Guardo l’orologio, non e’ il caso. Ma? Scesi alla fermata dopo per il downtown train che porta a Penn Station at 33rd Street.

Andando verso la 10th Avenue non pensavo ad altro che alle piu` di 120 pagine. Andai ad un meeting, ma le 120 e piu` pagine non mi lasciavano tregua.
Ritornai al mio ufficio, aprii il libro al segno di lettura, cercai dove avevo incominciato. Pagina 211 fino a pagina 337. Comunque non sembravano 126 pagine. Sfogliai pagina per pagina. Toh!! Pagina 232 e seguita da 333 fino a 340, seguita poi da pagina 241. Errore di stampa di cent’anni fa` (il testo e`: Jolanda la Figlia del Corsaro Nero, A. Donath Editore – 1905). Enigma risolto.

Quel weekend finii di leggere quel libro. Lessi l’ultimo paragrafo piu` di una volta: “Carmaux e Wan Stiller, ormai invecchiati e stanchi di menar le mani, avevano seguito il loro antico luogotenente, godendosi in pace gli ultimi anni della loro tribolata ed avventurosa esistenza.” Pensai al mio Capitan Salgari mentre scriveva queste righe. E, non potei che proiettare (to project) sul suo pensiero. Quando vorrebbe anche Lui, così stanco e tribolato, ritirarsi all’isola di Jamaica. Purtroppo, come dicono qua, “the show must go on”.
Cosi`, avanti col “Il Figlio del Corsaro Rosso”. Riappare il nome della nave Folgore, Mendoza e don Barrejo sostituiscono Carmaux e Wan Stiller.

Il "ciclo dei corsari" ha un posto speciale per me. Ricordo le classi di Arte Navale, quando da ragazzo frequentavo l’Istituto per l’Educazione Marittima del mio paese. Albero di trinchetto; maestro; mezzana; bompresso; sartie; babordo; tribordo; pennoni etc. Tutta musica per le mie orecchie..... Sento l’eco di un mio zio, un vecchio lupo di mare, che portava noi ragazzi al largo con la sua barca. “Virate di bordo!!! Non vedete che state per andare sugli scogli? Quando leggete Capitan Salgari non imparate niente?”

Come ogni azione ha la sua reazione, anche il fatal dramma Salgari, dal punto sociologico, ha del positivo. La sua tragedia diventa il nostro patrimonio.



Donato Pascali

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